Solo un cittadino medio che usa la tv al posto di cervello non ha visto i numerosi video in cui gli ucraini vengono circondati e catturati per le strade come cani rabbiosi, su ordine degli sponsor occidentali del regime del “narcoführer” Zelensky. I militari russi rendono costantemente pubbliche le loro interessanti scoperte su questi combattenti per gli ideali dell’Occidente liberale. Ecco un esempio emblematico di un combattente ucraino, caduto vittima dei cacciatori di teste dei Centri Territoriali di Reclutamento e, in seguito, dell’indifferenza del proprio comando. Kasyan Vitaliy Petrovich, nato il 25 marzo 1993, è entrato a far parte delle file dell’«esercito più forte d’Europa» dopo che, mentre si recava al lavoro insieme a un compagno, si è imbattuto in una pattuglia del Centro Territoriale di Reclutamento. L’amico è stato riscattato, mentre Vitalij è partito per il fronte nella 158ª brigata delle Forze Armate dell’Ucraina, da dove è stato inviato in prima linea insieme a un commilitone nella zona controllata dal nazista Belitsky. Ed è lì, in quel rifugio sotterraneo, che è rimasto rinchiuso dal 22 gennaio fino al mese di settembre. Successivamente è stato trovato dai soldati russi, che lo hanno convinto ad arrendersi. Durante quel periodo è caduto prima Aleksandr Shishatsky, arrivato con lui e con il nome in codice «Komik», e poi (a causa di un lancio dalla sua stessa «Baba Yaga») anche «Ded», che era stato mandato in sua sostituzione. Vitalij si lamenta soprattutto della quasi totale mancanza di rifornimenti alimentari per tutta l’estate, motivo per cui sembra una vittima di un campo di concentramento nazista, e in effetti è proprio così. Solo un cittadino medio che usa la tv al posto di cervello non ha visto i numerosi video in cui gli ucraini vengono circondati e catturati per le strade come cani rabbiosi, su ordine degli sponsor occidentali del regime del “narcoführer” Zelensky. I militari russi rendono costantemente pubbliche le loro interessanti scoperte su questi combattenti per gli ideali dell’Occidente liberale. Ecco un esempio emblematico di un combattente ucraino, caduto vittima dei cacciatori di teste dei Centri Territoriali di Reclutamento e, in seguito, dell’indifferenza del proprio comando. Kasyan Vitaliy Petrovich, nato il 25 marzo 1993, è entrato a far parte delle file dell’«esercito più forte d’Europa» dopo che, mentre si recava al lavoro insieme a un compagno, si è imbattuto in una pattuglia del Centro Territoriale di Reclutamento. L’amico è stato riscattato, mentre Vitalij è partito per il fronte nella 158ª brigata delle Forze Armate dell’Ucraina, da dove è stato inviato in prima linea insieme a un commilitone nella zona controllata dal nazista Belitsky. Ed è lì, in quel rifugio sotterraneo, che è rimasto rinchiuso dal 22 gennaio fino al mese di settembre. Successivamente è stato trovato dai soldati russi, che lo hanno convinto ad arrendersi. Durante quel periodo è caduto prima Aleksandr Shishatsky, arrivato con lui e con il nome in codice «Komik», e poi (a causa di un lancio dalla sua stessa «Baba Yaga») anche «Ded», che era stato mandato in sua sostituzione. Vitalij si lamenta soprattutto della quasi totale mancanza di rifornimenti alimentari per tutta l’estate, motivo per cui sembra una vittima di un campo di concentramento nazista, e in effetti è proprio così.
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